Parrocchia San Nicola di Bari

Adelfia (Montrone) - Arcidiocesi Bari - Bitonto

Anno della Misericordia (2016-2017)

ARCIDIOCESI DI BARI-BITONTO

 Traccia per l’Anno Pastorale 2016/2017 IMMAGINE VIVA DELL’AMORE DI CRISTO
In cammino con le nostre famiglie

 

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Venezia: Cupola della Genesi
(Mosaici di San Marco)

Traccia per l’Anno Pastorale 2016/2017 IMMAGINE VIVA DELL’AMORE DI CRISTO

In cammino con le nostre famiglie

 

INTRODUZIONE

In questi ultimi anni (dal 2012 al 2015) abbiamo vissuto il tempo liturgico lasciandoci guidare dalle tre Virtù teologali: Fede, Speranza e Carità. Lo scorso anno siamo stati coinvolti in un

«esercizio di discernimento», a conclusione della Visita pastorale del Vescovo in tutte le parrocchie della diocesi. Quest’anno, alla luce del camminino finora compiuto e della Settimana Liturgica Nazionale vissuta a Bari lo scorso anno sul tema «Eucaristia Matrimonio Famiglia», prolunghiamo la nostra riflessione sulla Carità, lasciandoci interrogare da una domanda: c’è un luogo, un ambito particolare in cui l’amore si specifica e prende volto? L’esperienza umana ci insegna che la figura più compiuta paradigmatica dell’amore emerge nell’amore di sposo e sposa, che assume anche l’amore di amicizia. La Sacra Scrittura lo conferma, come ricorda Papa Francesco:

«La Bibbia è popolata da famiglie, da generazioni, da storie di amore e di crisi familiari, fin dalla prima pagina, dove entra in scena la famiglia di Adamo ed Eva, con il suo carico di violenza ma anche con la forza della vita che continua (cfr Gen 4), fino all’ultima pagina dove appaiono le nozze della Sposa e dell’Agnello (cfr Ap 21,2.9)» (Papa Francesco, Esortazione apostolica postsinodale Amoris laetitia 8).

Queste prime considerazioni sono già sufficienti per cogliere la dignità che Dio stesso attribuisce alla coppia, ma allo stesso tempo, per non nasconderne le fragilità e le povertà. Il tempo che stiamo vivendo sembra mostrare con più evidenza i segni di questa contraddizione. Papa Francesco, consapevole del momento critico e conflittuale che attualmente attraversano le coppie e le famiglie credenti e non, si avvicina a loro con premura, senza rinunciare a proporre il progetto di Dio. La Chiesa, ha detto il Papa, è un «ospedale da campo», ma anche punto di riferimento, «segno elevato fra le nazioni» per essere strumento di salvezza. Perciò ha voluto dedicare due anni al Sinodo sulla Famiglia. Né dobbiamo sottovalutare il fatto che, dopo il Sinodo, l’Esortazione apostolica sulla Famiglia sia stata offerta alla comunità cristiana nell’Anno giubilare della Misericordia (cf. AL 5).

Vogliamo vivere il nuovo Anno liturgico con il cuore attento al Vangelo dell’amore nuziale che trova in Cristo e nella Santa Trinità l’origine e il fine della vocazione all’amore alla quale Dio chiama ogni donna e ogni uomo. Inoltre, da un punto di vista pastorale, sarà opportuno prendere in seria considerazione un maggiore coinvolgimento della comunità nei Matrimoni celebrati in parrocchia che spesso rischiano di apparire celebrazioni private. Un aiuto concreto può essere quello di coinvolgere la comunità parrocchiale, possibilmente attraverso coppie di animatori, nell’animazione liturgica della celebrazione del Matrimonio, compatibilmente con gli orari e la disponibilità almeno di alcuni fedeli.

Anche quest’anno il cammino scandito dall’Anno liturgico è caratterizzato dal metodo mistagogico. Lo sguardo alla storia della salvezza che la Chiesa celebra nella liturgia deve ispirare e orientare la vita quotidiana di ogni cristiano.

 

UN AMORE RIUSCITO

 

AVVENTO-NATALE

Giuseppe e Maria: la vocazione al Matrimonio

 

Nella storia della salvezza

L’Avvento è il tempo dell’attesa, del desiderio. La stessa vita è «la ginnastica del desiderio» (S. Agostino). Se Gesù è il «desiderato dalle genti» («Se squarciassi i cieli e scendessi!» dice Isaia) per le sue nozze con l’umanità (Natale), modello fondamentale di attesa in questo tempo liturgico è la coppia: Giuseppe e Maria.

L’incontro, il matrimonio di Giuseppe e di Maria fu unico nel suo genere. Essi unirono le loro esistenze davanti a Dio per aiutarsi, amarsi, farsi santi. Di fronte al fatto inedito («Maria si trovò incinta»), Giuseppe non poté nascondere il suo turbamento. È l’oscurità della fede. Un celebre medico e psicologo, Paul Chauchard, ha descritto Giuseppe come «un uomo normale, del tutto reale, e non un’utopia… Un uomo giovane, modello degli sposi, innamorato di una giovane donna che le circostanze gli imponevano di non trattare secondo la norma coniugale. Giuseppe è modello di controllo della sensibilità e dell’affettività al servizio dell’amore, nel rispetto e nella tenerezza. Egli è l’ideale della vera virilità in relazione autentica con la vera femminilità della vergine Maria».

 

Nella celebrazione liturgica

San Giovanni Crisostomo dice che Giuseppe «ubbidì di gran cuore», con Maria. Perciò Dio è andato oltre i loro desideri.

Lo esprime una preghiera della Chiesa in questo tempo:

«O Dio, Padre buono,

tu hai rivelato la gratuità e la potenza del tuo amore, scegliendo il grembo purissimo della Vergine Maria per rivestire di carne mortale il Verbo della vita:

concedi anche a noi di accoglierlo e generarlo nello spirito

con l’ascolto della tua parola, nell’obbedienza della fede». (Colletta alternativa IV Avvento A)

Anche una preghiera della liturgia nuziale per gli sposi chiede a Dio: «Effondi su di loro la grazia dello Spirito Santo perché, con la forza del tuo amore diffuso nei loro cuori, rimangano fedeli al patto coniugale» (Benedizione nuziale, Prima formula). Leggendo la propria storia nella storia più grande che Dio dischiude davanti a loro, i fidanzati e gli sposi cristiani imparano a rinnovare ogni giorno l’obbedienza della fede che li rende forti di fronte ad ogni minaccia.

 

Nella storia degli uomini

Al tempo del loro fidanzamento, Giuseppe e Maria, come tutti gli innamorati, sognavano ogni felicità. Il tempo del fidanzamento e comunque della preparazione al Matrimonio può trovare un prezioso riferimento al tempo di Avvento. I fidanzati vanno coinvolti nel cammino della comunità e aiutati a vivere questo tempo di preparazione come tempo di attesa, di desiderio, di vigilanza e di discernimento. E’ compito della comunità aiutare i fidanzati a comprendere che: «il matrimonio è una vocazione, in quanto è una risposta alla specifica chiamata a vivere l’amore coniugale come segno imperfetto dell’amore tra Cristo e la Chiesa. Pertanto, la decisione di sposarsi e di formare una famiglia dev’essere frutto di un discernimento vocazionale» (AL 72). L’ideale sarebbe quello di riservare al tempo di Avvento l’inizio per la preparazione al Matrimonio dei fidanzati, prevedendo in una delle quattro domeniche la presentazione e l’accoglienza dei fidanzati, con l’eventuale consegna del Rito del Matrimonio.

 

«GUARDATE AD ABRAMO VOSTRO PADRE, A SARA CHE VI HA PARTORITO» (Is 51,2)

 

TEMPO ORDINARIO (prima parte)

Abramo e Sara: genitori e figli

 

Nella storia della salvezza

Subito dopo il Battesimo al Giordano, la liturgia domenicale presenta la chiamata dei primi discepoli lungo il mare di Galilea. Nella storia sacra, principale modello di chiamata è Abramo.

Ma Abramo non entra da solo in questo progetto. Egli è coinvolto insieme a Sara sua moglie, e la sua obbedienza attira su di sé la benedizione attraverso la promessa di un figlio. Perché

«nulla è impossibile a Dio». Per la prima volta viene rivolta questa espressione a Sara (che aveva

novanta anni) e poi sarà ripetuta a Maria. Quando San Giovanni Paolo II è andato a Nazareth, nell’omelia, ha presentato Maria coma la nuova Sara, la madre del popolo cristiano. Sara e Abramo vengono definiti «la roccia sulla quale poggia la fede del popolo ebraico». Perciò leggiamo nel profeta Isaia: «Guardate alla roccia da cui siete stati tagliati… Guardate ad Abramo vostro padre, a Sara che vi ha partorito: poiché io chiamai lui solo, lo benedissi e lo moltiplicai» (51,1-2).

Ancora oggi Dio rivolge alle persone che chiama a vivere in coppia la disponibilità a fidarsi e abbandonarsi al suo progetto di bene.

 

Nella celebrazione liturgica

«Oggi la Chiesa, lavata dalla colpa nel fiume Giordano, si unisce a Cristo suo Sposo,

accorrono i Magi con doni alle nozze regali

e l’acqua cambiata in vino rallegra la mensa» (Epifania, antifona al Benedetto).

La liturgia del tempo di Natale introduce al tempo Ordinario con la metafora delle nozze. Un’immagine che, mentre annuncia e celebra il mistero dell’Incarnazione, allo stesso tempo ricorda l’ingresso di Cristo nella vita pubblica. Dio vuole celebrare le nozze tra il Figlio e l’intera umanità.

Decidendo di celebrare il sacramento del Matrimonio, la coppia, come i primi discepoli sul lago, accoglie l’invito di Gesù a seguirlo perché riconosce nel suo Amore la sorgente del proprio amore, affinché «non si lasci sedurre dalle potenze del mondo, ma a somiglianza dei piccoli del Vangelo, segua con fiducia il suo sposo e Signore, per sperimentare la forza del suo Spirito» (Colletta alternativa della IV domenica del tempo Ordinario A).

 

Nella storia degli uomini

«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato?» (V domenica). Se si perde il sapore della vita si perde il sapore stesso dell’amore. Anche la scelta di celebrare il sacramento del Matrimonio è per i fidanzati il desiderio di dare «sapore» al proprio amore. Con il sacramento del Matrimonio «il modo di amare di Dio diventa la misura dell'amore umano». (Benedetto XVI, Deus Caritas est 11). La domenica del Battesimo, che conclude il tempo della manifestazione e apre al tempo Ordinario può essere l’occasione per la memoria del proprio Battesimo, così come avviene nel Rito del Matrimonio. Allo stesso tempo, la domenica del Battesimo richiama la responsabilità dei genitori verso i figli, così come il Rito del Battesimo chiede ai genitori nei riti di accoglienza:

Cari genitori,

chiedendo il Battesimo per il vostro figlio, voi vi impegnate a educarlo nella fede, perché, nell'osservanza dei comandamenti, impari ad amare Dio e il prossimo,

come Cristo ci ha insegnato.

Siete consapevoli di questa responsabilità?

Allo stesso tempo sarà bene valorizzare la “Festa della Famiglia” che la nostra Diocesi celebra nella domenica del Battesimo di Gesù, caratterizzata dal Rinnovo delle Promesse Nuziali.

 

LA PRIMA OPERA DI MISERICORDIA

 

QUARESIMA

Adamo ed Eva: le famiglie ferite

 

Nella storia della salvezza

Il racconto del peccato di Adamo ed Eva, la prima coppia, che la liturgia della I domenica di Quaresima ci propone, allarga il nostro sguardo sulla misericordia di Dio. San Paolo definisce lo spirito delle opere di carità e di misericordia: «rallegratevi con quelli che sono nella gioia: piangete

con quelli che sono nel pianto» (Rm 12,15). Secondo la tradizione giudaica la prima opera di misericordia è assistere ai matrimoni. Perché? Parchè è stato Dio il primo a farlo. Dio ha unito Adamo ed Eva in matrimonio e li ha benedetti. E, dopo il peccato, Egli stesso, quando erano nudi, li ha vestiti.

Anche Gesù, a Cana di Galilea, ha compiuto la prima opera di misericordia, che l’evangelista Giovanni definisce l’inizio dei segni.

Per questo nella cupola della Genesi della basilica di S. Marco, a Venezia, troviamo descritta, in modo mirabile, la misericordia di Dio che si manifesta in Gesù il quale, amorevolmente (non con la spada di fuoco) «accompagna» Adamo ed Eva fuori dal paradiso terrestre. È un’intuizione formidabile, che ci può orientare nel percorso che stiamo vivendo nell’Anno della Misericordia.

 

Nella celebrazione liturgica

Una delle formule per la Benedizione nuziale offerte dalla liturgia può aiutare le nostre famiglie ad entrare nello spazio sacro della Quaresima:

«O Dio, in te, la donna e l’uomo si uniscono, e la prima comunità umana, la famiglia, riceve in dono quella benedizione che nulla poté cancellare, né il peccato originale né le acque del diluvio». (Benedizione nuziale, Prima formula).

A caratterizzare il tempo quaresimale sono soprattutto le ultime tre domeniche attraverso il racconto della Samaritana, del Cieco nato e di Lazzaro. Il Vangelo di queste domeniche presenta tre incontri con Gesù che, affrontando tre situazioni diverse, porta ad una svolta nella vita delle persone che incontra. Questi tre incontri possono suggerire un percorso anche per le famiglie della nostra comunità.

Nei tratti della donna Samaritana possiamo riconoscere la situazione di tante persone e famiglie che vivono con rassegnazione la loro dolorosa situazione (cfr. Lo splendore della speranza). La situazione del Cieco nato ricorda che siamo tutti coinvolti in una storia segnata dalla sofferenza, dal limite, dalla fragilità. Sono situazioni che talvolta superano il peccato personale. Infine la risurrezione di Lazzaro porta lo sguardo sulla minaccia che segna la nostra vita. Ma la morte non è solo quella fisica. A volte la morte del cuore toglie il respiro alle nostre famiglie e diventa l’ultima parola su una situazione che ormai «già manda cattivo odore» (Gv 11,39). L’episodio di Lazzaro spinge a fare l’unica cosa affidata alla nostra responsabilità: «togliere la pietra» che ha messo il sigillo di morte su una relazione e confidare nella potenza del Signore perché «risorga».

 

Nella storia degli uomini

In Quaresima è necessario far percepire l’esigenza del pentimento, il bisogno di sentirsi perdonati e accolti ancora una volta. È il tempo propizio nel quale approfondire in comunità, con i pastori, il capitolo ottavo dell’Amoris Laetitia sulle vite ferite e sulle situazioni dette «irregolari».

Come vescovo della Chiesa locale che è in Bari-Bitonto indico per quali vie conviene procedere, nel nostro contesto culturale e pastorale, per essere fedeli, oggi, al Signore e al magistero della Chiesa.

Il criterio principale, ripreso dalla Familiaris Consortio, riguarda il «ben discernere le situazioni» (FC 84), soprattutto da parte dei pastori. Papa Francesco, pur sottolineando che ogni rottura del vincolo matrimoniale è «contro la volontà di Dio», aggiunge che la Chiesa è

«consapevole della fragilità di molti suoi figli». Nel n. 304 dell’AL, a proposito di norme e discernimento «prega caldamente che ricordiamo ciò che insegna san Tommaso d’Aquino e che impariamo ad assimilarlo nel discernimento pastorale». E cita il Santo Dottore: «Sebbene nelle cose generali vi sia una certa necessità, quanto più si scende alle cose particolari, tanto più si trova indeterminazione» (Summa Teologica I-II, q. 94, art. 4).

Continuando nell’approfondimento della dottrina di San Tommaso, trovo illuminante anche quanto dice, di seguito, a proposito della legge naturale: «si deve concludere che la legge naturale

quanto ai primi principi universali (principia communia) è identica presso tutti gli uomini, sia per la sua rettitudine oggettiva, sia per la sua conoscenza. Ma rispetto a molte sue applicazioni, che sono quasi conclusioni dei principi universali, è identica presso tutti… nella maggior parte dei casi (in plurimis); ma in pochi casi (in paucioribus) possono esserci delle eccezioni, sia quanto alla bontà delle sue norme, che quanto alla conoscenza. Infatti possono intervenire ostacoli particolari… E quanto alla conoscenza va notato che ci sono alcuni i quali hanno la ragione sconvolta dalle passioni, o dalle cattive consuetudini, oppure delle cattive disposizioni naturali» (Summa Teologica, I-II 94,4). La flessibilità della norma unita all’inviolabilità di principio si spiega perché l’esistere dell’uomo nel mondo è condizionato da tanti fattori storici, i quali possono paralizzare la vita dell’uomo, che, pur avendo Dio in sé, ha nella sua natura elementi di «argilla».

Nella stessa linea è S. Alfonso Maria de’ Liguori.

Alla luce di questa dottrina si comprendono la parole di Papa Francesco: «l’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere sminuite o annullate» (AL 302). Ciò nulla ha a che vedere con un individualismo etico, che considera la coscienza arbitra assoluta delle sue determinazioni. Qui si richiede la responsabilità dei pastori, che, «senza sminuire il valore dell’ideale evangelico», devono «accompagnare con misericordia e pazienza le possibili tappe di crescita delle persone» (AL 308).

Con qualche indicazione per attuare percorsi di misericordia:

  1. «i divorziati non si considerino separati dalla chiesa, potendo e anzi dovendo, in quanto battezzati, partecipare alla sua vita» (FC 84);

  2. nulla può sostituire l’accompagnamento personale da parte dei presbiteri e di idonei operatori di pastorale familiare, superando il rischio di un discernimento «fai da te»;

  3. è compito dei pastori aiutare i divorziati risposati a riconsiderare la validità del primo matrimonio, facendo verità sulla propria vita;

  4. l’Ufficio per la pastorale familiare, il Consultorio trovino strumenti pastorali ancora più idonei e concordati per aiutare nel discernimento.

 

IL GIARDINO

 

PASQUA-PENTECOSTE

L’Amato e l’Amata: la famiglia e il giorno del Risorto

 

Nella storia della salvezza

Nella Bibbia che cosa ricorda il giardino (kepos)? Lo troviamo all’inizio e alla fine. Quando si ripete un’idea all’inizio e alla fine, significa che ha una grande importanza. Il primo giardino è quello dell’Eden, dove Dio ha posto Adamo ed Eva, dopo averli creati. Nel giardino dell’Eden Adamo ed Eva hanno peccato. L’evangelista Giovanni narra che Gesù è stato sepolto in un giardino. E, risorto, nuovo Adamo appare ancora in un giardino (richiamo al giardino dell’Eden) e si mostra per primo a Maria Maddalena.

Anche nel Cantico dei Cantici, il simbolo del giardino ha una grandissima importanza. Tutto il dialogo, la ricerca dello sposo e della sposa è nel giardino. Ecco il collegamento: la Maddalena, infatti, cerca il Cristo come la donna del Cantico dei Cantici cerca il suo amato. Trovatolo gli stringe i piedi mentre Lui la chiama per nome, come aveva fatto Adamo davanti alla donna che Dio gli aveva procurato. Il progetto originario di Dio si compie il mattino della Risurrezione, quando il Risorto va verso la donna che aveva guarita e la chiama per nome: Maria.

Il tema fondamentale del cantico dei cantici è l’amore. Nel dialogo di amore della nuova alleanza (che i profeti avevano paragonato a uno sposalizio) è Gesù, lo Sposo, che cerca la Sposa. I Padri della Chiesa, commentando le nozze di Cana, presentano Gesù come lo Sposo-Messia che dà il vino della nuova alleanza (eucaristia).

Basta parlare di giardino nella Bibbia, e subito vengono in mente il giardino della creazione, il giardino del Cantico, e Gesù che apre di nuovo il paradiso, portando a compimento lo sposalizio

con l’umanità attraverso il giardino della passione (Gv 18,1), della crocifissione e morte (Gv 19-41-

42) e della risurrezione (Gv 20,11-18).

 

Nella celebrazione liturgica

Nella tradizione patristica si dice che la vocazione della donna è di essere “mirofora”, di portare la mirra, i profumi. Siccome nella tradizione giudaica il profumo viene dal paradiso, allora è la donna che ha come vocazione quella di aprire di nuovo il paradiso e di portare i profumi del paradiso all’umanità. È stato privilegio della donna essere la prima testimone della Risurrezione. Gli uomini sono fuggiti. Perciò la donna viene chiamata “apostola apostolorum” (cf. Decreto per la elevazione al grado di Festa di Santa Maria Maddalena). A lei Gesù dice di andare dai suoi fratelli a dire che il Signore è risorto.

Questo è il ruolo principale e importantissimo della donna nella Chiesa. Dovrebbe poter dire, soprattutto in famiglia, come i martiri di Abitene: «Sine dominico non possumus», senza il Risorto, senza l’Eucaristia, non possiamo vivere. Perché meravigliarsi che, nella storia della Chiesa, sia stata soprattutto la donna (ancora oggi) ad essere «apostola dell’Eucaristia»?

 

Nella storia degli uomini

Abbiamo la responsabilità di aiutare le nostre famiglie a crescere nella fedeltà alla celebrazione eucaristica domenicale. Tenendo conto che per molte comunità cristiane il tempo pasquale è legato alla celebrazione dei sacramenti della Iniziazione Cristiana, è opportuno trasformare questi appuntamenti in occasione di incontro e di dialogo con le famiglie. A tal proposito sarebbe auspicabile riprendere l’antica e mai tramontata tradizione della visita alle famiglie. Anzi, si potrebbe legare tale visita e benedizione delle famiglie in modo particolare a quelle coinvolte nella celebrazione dei sacramenti di Prima Comunione e Cresima dei propri figli.

Il rapporto tra la mensa eucaristica e quella domestica dovrebbe suggerire alle nostre famiglie anche un modo più cristiano di vivere la Festa dei sacramenti, nella sobrietà e aperta ad un segno concreto di carità.

 

LA BELLEZZA

 

TEMPO ORDINARIO (seconda parte)

Isacco e Rebecca – Giacobbe e Rachele: famiglia e comunità cristiana

 

Nella storia della salvezza

Ci possono accompagnare, in questo tempo dell’anno, due coppie bibliche: Isacco e Rebecca e Giacobbe e Rachele.

Ambedue, presso un pozzo, incontrano la futura sposa. Il pozzo, immagine della sete del cuore, diventa il luogo dove si incontra l’amore.

Di Rebecca si dice che “era molto bella d’aspetto» (Gen 24,16); di Rachele che «era bella di forme e avvenente d’aspetto» (Gen 29,17). Perciò Giacobbe, vedendo questa bellissima ragazza, si innamora di lei e, secondo la tradizione rabbinica, acquista una forza straordinaria tanto da togliere con una sola mano la pesante pietra dalla bocca del pozzo. Come è stato possibile? Il midrash ebraico dice: «grazie alla rugiada della Risurrezione». Per l’evangelista Giovanni, che conosce questa tradizione, è Gesù il nuovo Giacobbe, come il nuovo Isacco, lo Sposo Risorto dei tempi nuovi.

È interessante notare che la Bibbia dica la stessa cosa per Rebecca e Rachele (come per Sara): erano molto belle. E di tutte e tre si dice che erano sterili. Bellezza e sterilità: un ritornello della Bibbia, che sarà ripreso nel Nuovo Testamento per Maria, che non è più soltanto bella come le altre donne, ma è piena di grazia (tota pulchra). Anche lei non conosce uomo, ma, grazie all’intervento divino, avrà un figlio. È perciò la nuova Sara, la nuova Rebecca, la nuova Rachele. Antico e Nuovo Testamento si incontrano.

La Bibbia fa una distinzione tra bellezza fisica e bellezza spirituale. Quando parla del piccolo Davide, che aveva i capelli rossi ed era molto bello, la tradizione biblica dei LXX dice: era molto bello davanti al Signore, affermando che la bellezza spirituale è la più importante.

È quanto richiama il papa quando parla della gioia e bellezza del Matrimonio (AL 126-128):

«La bellezza – “l’alto valore” dell’altro non coincide con le sue attrattive fisiche e psicologiche –» e aggiunge: «L’esperienza estetica dell’amore si esprime in quello sguardo che contempla l’altro come un fine in se stesso, quand’anche sia malato, vecchio o privo di attrattive sensibili».

 

Nella celebrazione liturgica

Tra le letture offerte dal Lezionario del Matrimonio un brano di san Paolo merita una particolare attenzione. Nella Lettera agli Efesini (5,1-2a.21-33), proprio quando parla del Matrimonio come «mistero grande», l’Apostolo afferma che l’Amore di Cristo rende bella la sua Chiesa, «tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata». La bellezza che la Scrittura racconta di Sara, di Rebecca e di Rachele, ora possiamo contemplarla nella bellezza della Chiesa. Se la bellezza è quindi espressione dell’Amore di Cristo per la Chiesa, la famiglia, luogo concreto nel quale si impara e si vive l’esperienza dell’amore, contribuisce a rendere più bella la comunità cristiana, famiglia di famiglie. Esemplare è l’esperienza di Aquila e Priscilla, collaboratori di Paolo, che presero in casa il giudeo Apollo «e gli esposero con maggiore accuratezza la via di Dio» (Atti 18,26).

L’esperienza familiare dovrebbe aiutarci a riscoprire la bellezza della Chiesa nelle nostre comunità, senza cedere alla tentazione di guardare unicamente ai suoi limiti e alla difficoltà dei rapporti. La liturgia lo ricorda ogni volta quando si rivolge al Signore chiedendo di «non guardare ai nostri peccati, ma alla fede della tua Chiesa». Celebrare l’Eucaristia è in definitiva celebrare l’Amore di Dio ed entrare nel vortice di questo Amore che non si lascia fermare dai nostri limiti. Eucaristia e Matrimonio ci riportano ogni volta alla stessa sorgente dell’Amore:

Nell’alleanza tra l’uomo e la donna ci hai dato l’immagine viva

dell’amore di Cristo per la sua Chiesa, e nel sacramento nuziale

riveli il mistero ineffabile del tuo amore. (Prefazio del Matrimonio/1)

 

Nella storia degli uomini

Un’attenzione particolare in questo tempo liturgico sarà rivolta verso le giovani famiglie della Parrocchia. Non possiamo permettere che la celebrazione del Matrimonio sigilli la fine di un rapporto tra la coppia e la comunità cristiana. Pertanto, la stessa premura che riserviamo nella preparazione al Matrimonio deve continuare anche dopo. Nello stesso tempo, è opportuno che il parroco, che ha curato la preparazione al Matrimonio, si premuri di informare il parroco del luogo, qualora la coppia si traferisca in un nuovo territorio, in modo che possa essere contattata e accolta nella nuova Parrocchia.

 

CONCLUSIONE

Il Giubileo della Misericordia sta per concludersi, ma non si esaurisce il nostro impegno e la nostra responsabilità per essere testimoni della misericordia di Dio. L’attenzione verso la famiglia dovrà esserne segno eloquente. Gli strumenti che la Chiesa mette nelle nostre mani per compiere questo cammino con le famiglie sono tanti, ma in modo particolare quest’anno dobbiamo valorizzare: il Lezionario per la Messa di Matrimonio, l’Esortazione di Papa Francesco «Amoris laetitia», Il Direttorio di Pastorale Familiare.

 

+ Francesco Cacucci, Arcivescovo